60 ANNI DI “CASA EUROPA”

trattati di roma coloriNegli anni 50 quella che fu definita “la piccola Europa” segnava l’origine di un progetto ben più grande che guardava oltre l’obiettivo del mercato e della
politica agricola comuni, mirando alla creazione di una nuova visione di integrazione comunitaria che avrebbe radicalmente cambiato il panorama politico, economico e anche sociale degli anni successivi.Così, se oltreoceano dilagava il sogno americano, in Italia dalla Dichiarazione di Roma nasceva quello europeo ed europeista.Un sogno complesso, ma che nella sua grande ambizione si è confermato essere imponente e capace di regalarci 60 lunghi anni di pace. Una crescita rapida, passando da 6 a 28 stati membri, uniti nella diversità di tradizioni, culture, urgenze e progetti in un confronto a volte amaro, ma spinti sempre dalla necessità di guardare avanti per andare oltre, di restare uniti per diventare più forti.

60 anni di “Casa Europa” e forse ora la fase più delicata: ritrovare il senso di un cammino comune quando scetticismi, populismi, egoismi e radicalismi minacciano di minarne le basi.

Roma oggi non solo ricorda e celebra, ma conferma e rilancia la sfida europea.

A una o più velocità, l’obiettivo resta quello di non rinunciare al cammino di democrazia e libertà intrapreso. Anzi rafforzarlo, riaccenderlo e sollecitarlo: la terribile esperienza del terremoto ce lo ha ricordato proprio recentemente, per proteggere le case dalle minace che le scuotono, dobbiamo rafforzarne le fondamenta.

C’è bisogno di più Europa allora, non di muri e divisioni. Spingere sull’acceleratore quando parliamo dei diritti umani, delle politiche sociali, dell’implementazione urgente dei meccanismi di democrazia e partecipazione. Insistere perché venga approvata al più presto una politica di difesa e sicurezza comune. Promuovere le strategie di crescita e investimento, superando le mere e rigide misure sanzionatorie, per una prospettiva più lungimirante e meno discriminatoria dell’Unione.

Dobbiamo ricominciare a scrivere un nuovo capitolo del nostro futuro.

E “costruire il futuro -per usare le parole del Presidente Mattarella- richiede all’Italia e all’Europa ogni possibile risorsa, una straordinaria unità di intenti e una solida fiducia nei valori fondanti del processo di integrazione. Non muri, ma solidarietà fra Paesi, fra generazioni, fra cittadini che condividono una stessa civiltà”.

Le nuove generazioni siano padrone e non ospiti in questa Casa comune, ci aiutino a custodirla e a salvaguardare la sua preziosa natura di garante dei loro diritti, di moltiplicatrice di idee, libertà e di opportunità di crescita culturale e professionale.

Un anno fa, il 22 marzo 2016, l’Isis scuoteva profondamente il cuore dell’Unione con un doppio attentato di una ferocia inaudita. Bruxelles sanguina al ricordo di quella ferita ancora aperta.

Oggi un nuovo colpo, a Londra.

L’Impegno a mantenere vivo il progetto europeo traduce la volontà ferrea di continuare ad investire nella pace, non arrendendoci alla barbarie di chi ci preferirebbe divisi, insicuri e soli.

ENRICO GASBARRA